Guida · 3 minuti di lettura

Il mio ristorante ha bisogno di un sito se ho già Instagram e TheFork?

Nella maggior parte dei casi sì. Instagram e TheFork sono utili, ma sono spazi di altri: decidono loro le regole, cosa mostrare e accanto a chi. Il sito è l'unico posto che controlli tu, ed è quello che Google collega alla tua scheda quando qualcuno cerca un ristorante come il tuo. Vediamo cosa fa ciascuno, e quando il sito può aspettare.

Cosa fa bene Instagram

Instagram racconta l'atmosfera: i piatti, la sala, le persone. È ottimo per farsi ricordare da chi ti conosce già e per chi cerca ispirazione.

I suoi limiti per un ristorante:

  • non è fatto per chi cerca un posto dove mangiare stasera;
  • il menu completo è difficile da leggere tra un post e l'altro;
  • orari e chiusure si perdono nelle storie che durano un giorno.

Cosa fa bene TheFork

TheFork, come altre piattaforme di prenotazione, porta prenotazioni e ti rende visibile a chi usa l'app.

I suoi limiti:

  • la tua pagina sta accanto a quella di altri ristoranti, spesso vicini a te;
  • le regole e le condizioni economiche le decide la piattaforma: vale la pena rileggerle nel contratto;
  • il cliente prenota «su TheFork», non «da te».

Usarlo va benissimo. Basta non farne l'unico posto in cui esisti.

Cosa fa la scheda Google

Per molti clienti la scheda Google è la prima cosa che vedono: nome, foto, orari, recensioni, «indicazioni stradali», «chiama». Se gli orari sono sbagliati o le foto sono vecchie, l'impressione è negativa ancora prima di entrare.

La scheda è gratuita e va curata. Ma da sola non basta a raccontare il ristorante: per questo Google offre il campo «sito web».

Cosa fa il sito

Il sito è casa tua. È il posto in cui:

  • il menu completo si legge bene da telefono, anche in inglese per i turisti;
  • gli allergeni sono chiari accanto a ogni piatto;
  • orari, chiusure e festività sono sempre giusti;
  • c'è il pulsante per prenotare (anche con TheFork, se lo usi) o per chiamare;
  • trovi come arrivare, il parcheggio, la metro più vicina;
  • racconti eventi, menu speciali, serate.

E soprattutto: nessuno può cambiare le regole al posto tuo.

Quando il sito può aspettare

Diciamolo con onestà: non tutti i ristoranti ne hanno bisogno subito. Se hai un locale piccolo, sempre pieno, con un menu che non cambia mai e una clientela di quartiere che ti conosce da anni, una scheda Google curata può bastare per iniziare.

Il sito diventa importante quando cambi spesso il menu, lavori con i turisti, organizzi eventi, vuoi più prenotazioni dirette o semplicemente vuoi controllare come ti presenti.

Le cinque cose che il sito di un ristorante deve avere

  1. Il menu di oggi, non un PDF di tre anni fa da scaricare e ingrandire.
  2. Orari giusti, compresi i giorni di chiusura e le festività.
  3. Telefono e prenotazione a portata di dito, in alto, sempre visibili.
  4. Mappa e indicazioni per arrivare.
  5. Foto vere del locale e dei piatti.

E chi lo tiene aggiornato?

È la domanda giusta, perché un sito con il menu sbagliato fa più danni di un sito che non c'è. Il ristoratore passa la giornata in cucina e in sala, non davanti al computer.

Per questo lavoriamo così: il menu cambia? Mandaci una foto della lavagna su WhatsApp. Al resto pensiamo noi: menu aggiornato sul sito e su Google, anche in inglese.

In sintesi

  • Instagram racconta, TheFork porta prenotazioni, Google ti fa trovare, il sito è casa tua.
  • Funzionano meglio insieme: il sito tiene le fila di tutto.
  • Se il menu cambia spesso o lavori con i turisti, il sito diventa importante.
  • Decidi prima chi lo terrà aggiornato.
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